Quest'anno ancora più grande...
...ricca di
sorprese e novità ...

La casa di Babbo Natale 2019

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  • Mi chiamo I. ho 23 anni e sono nata con entrambi i reni  policistici. Col passare del tempo le cisti aumentavano e non si può fare nulla. All'età di 14 anni mi dissero che a causa di questo problema non potevo avere dei figli, ma all'età di 15 anni rimasi incinta e i dottori mi dissero che non potevo tenere mia figlia, ma io la desideravo cosi tantoche portai avantila gravidanza… oggi mia figlia è la mia gioia più grande, sta bene e questo ha fatto di me un miracolo. Dopo la gravidanza, i miei reni iniziarono a peggiorare, fino ad arrivare a 22 anni. I nefrologi mi dissero che dovevo iniziare a mettermi in lista di attesa per il trapianto. Così dopo vari controlli nel febbraio del 2017 mi misero in lista. Pensavamo tutti che passavano 2 o 3 anni, però iniziai lo stesso a comprare tutto e a preparare la valigia così avevo tutto pronto. Il prof. Veroux quando mi mise in lista mi disse che mi sarebbe arrivata una telefonata a qualsiasi ora, anche di notte e dovevo andare al policlinico di catania. Il venerdì 26 maggio 2017 sono andata all'ospedale di Lentini, dal mio nefrologo di fiducia e mi disse che mancava poco per entrare in dialisi  che dovevano operarmi per fare una fistola al braccio. Mi disse di andarci il lunedì successivo per ricoverarmi ed essere operata il giorno successivo. L'indomani, sabato 27 maggio di sera sono uscita con mio marito a Catania per una passeggiatae intorno alle 11 di sera mi arriva una telefonata cn il prefisso di Catania… Ho avuto paura a rispondere, perché immaginavo e quando risposi cadde la linea. Ho richiamato e mi rispose una dottoressa del centro trapianti policlinico di Cataniae mi disse che forse c'era un rene per me e che dovevo andare subito in ospedale. Tornai al mio paese, presi la valigia e andai in ospedale; passai tutta la notte a fare i controlli,stavo bene, ma non si sapeva se potevo fare il trapianto. Alle 10 del mattino del giorno seguente, il 28 maggio 2017, venne l'infermiera con il camice e mi disse di indossarlo perché potevo essere trapiantata. Avevo tanta ansia e molta puara, ho una bimba e lei ha bisogno della sua mamma. Sono entrata in sala operatoria e circa alle 15.30/16 mi hanno fatta salire in camera. No potevo vedere nessuno dei miei familiari.La sera mi hanno dovuto fare la canula al collo per farmi la plasmaferisi per pulire il sangue, tipo una dialisi che dura 4 ore. Faceva tutto molto male, tantissimi erano i dolori , ma l'unica cosa forte era il rene come lo è ancora tutt'oggi. Io chiesi ai dottori e alle dottoresse chi era il mio donatore, ma per il rispetto della privacy mi dissero solo che era un ragazzo in coma cerebrale e che era nel mio stesso ospedale e che il rene era molto grande. Non sapevo nulla, ma ci pensavo sempre. Dopo 3 settimane tornai a casa. Ringraziavo mille volte guardando il cielo che mi ha salvata in tempo, perché molti amici mi hanno raccontato che la dialisi  molto brutta.  Col passare dei mesi ho avuto molti ricoveri perché sono stata male, ma dal mese di gennaio sto un po' meglio, prendo moltissime pillole al giorno ma troverò sempre la forza e il coraggio per andare avanti. Il 24 giugno del 2018 ero su Facebook e pensai di cercare il mio donatore, così mi misi su Facebook e scrissi trapianto di rene 28 maggio 2017. Mi comparì il post di una donna con su scritta la data del mio trapianto, con scritto rene impiantato al policlinico di ct e cercava i riceventi.  Scoppiai subito a piangere e mandai subito il messaggio.  Quando la moglie mi rispose sono rimasta perché lui era un giovane con una bellissima famiglia, una moglie stupenda e due bimbe bellissime e piccole. Ero contenta di averla conosciuta, ma triste perché avevano perso un marito fantastico e un padre eccezionale e  mi dispiaceva tanto questo, ma Dio ha voluto con lui una persona speciale e un angelo per la sua famiglia. Adesso il rene sta bene, è molto forte e una sua parte vive dentro di me e lo terrò fin quando Dio lo vorrà. Grazie
  • Donare parte di sè

    A marzo 2017, in seguito ad una grave emorragia cerebrale mio papà è venuto a mancare. Nel giro di un'ora mio padre è entrato in coma e trasportato in elisoccorso a Catania per subire un intervento per cercare di ridurre l'emorragia. E' rimasto in rianimazione per 3 giorni. Il quarto giorno ci hanno chiamato per recarci d'urgenza a Catania e, non appena arrivati, i medici ci spiegavano che, dopo aver effettuato tutti gli accertamenti di routine, l'elettroencefalogramma risultava piatto; per mio padre non c'era alcuna possibilità di risveglio e che dopo l'accertamento della morte cerebrale avrebbero staccato le macchine che permettevano al cuore di papà di battere ancora. Dopo averci dato tutte le delucidazioni di cui avevamo bisogno, la domanda che ci pongono i medici è: sareste disposti a donare gli organi di vostro padre? Per un attimo, io, mio marito e mio fratello siamo rimasti pietrificati, ma dopo pochi secondi la mia risposta è stata: ma è possibile donare gli organi di un uomo di 81 anni? Il dott. risponde che mio papà aveva il fegato e i reni in ottime condizioni, quindi era possibile donarli. Io ho subito risposto che ero d'accordo, xkè proprio qualche mese prima, un mio amico infermiere mi aveva aiutato a togliermi dei dubbi sull'effettiva sicurezza che quelle persone non si sarebbero potute risvegliare mai più. Ma la decisione effettiva, non spettava a noi figli, bensì a mia madre che, nel frattempo, si trovava in viaggio per raggiungerci. Non appena è arrivata, ci siamo tutti riuniti attorno al letto di papà, travolti da un dolore fortissimo. Insieme ai dottori abbiamo spiegato a mia mamma e a mia sorella quello che stava succedendo e quello che potevamo fare. Certo per la mamma, dopo 53 anni di matrimonio, era impensabile separarsi da mio papà e soprattutto pensare alla donazione. Ma poi e abbiamo spiegato che che non era giusto seppellire quegli organi insieme a papà, piuttosto che scegliere di salvare 3 vite... e l'abbiamo fatta riflettere sul fatto che ad aspettare un organo che non arriva, ci sarebbe potuto essere anche uno dei suoi figli: e in quel caso lei cosa avrebbe fatto? così dopo essersi accertata che tutti noi figli eravamo d'accordo, ha detto SI. In questo modo, abbiamo permesso a papà di donare una parte di sè, così come faceva sempre lui durante la sua vita terrena.

  • Una firma che dona vita

    Premetto che mi sono sempre dichiarata favorevole alla donazione dei miei organi... eppure quando mi sono ritrovata a dover decidere per un mio caro, mio marito in questo caso, è stata la decisione più difficile di tutta la mia vita. La mia prima risposta, in preda alla rabbia e alla delusione, è stata no. Ma poi, fortunatamente, i giorni di degenza in ospedale mi hanno aiutata a riflettere, a capire che anche se avessi scelto di non donare, mio marito mi avrebbe lasciata comunque. Così il giorno dell'accertamento della sua morte cerebrale ho firmato per il prelievo dei suoi organi, una scelta che riconfermerei ancora oggi; una scelta che mi permette di dire che mio marito vive ancora;  che insieme abbiamo ridato la vita a tre persone, delle quali oggi non conosco l'identità, ma so che stanno bene, che sono tornate a vivere la loro vita naturale.  Invito tutti a riflettere sulla dichiarazione volontaria per la donazione dei propri organi per due motivi: il primo è perchè i nostri cari, in base alle circostanze, potrebbero compiere una scelta diversa da quella che noi effettivamente vogliamo e secondo perchè tutti potremmo trovarci nella condizione di aver bisogno di un trapianto.

  • Un rene nuovo mi ha fatto rinascere

    M.G. ha ricevuto in dono un rene. Ci racconta che per sei anni ha fatto dialisi peritoneale e passava tutte le notti attaccata ai macchinari. In questo lungo periodo di malattia ha avuto la fortuna di avere sempre al suo fianco la sua famiglia, che si è presa cura di lei, aiutandola e sostenendola nei momenti più difficili. Ad ottobre, finalmente, arriva la tanto attesa chiamata…un rene è disponibile a Catania. Quasi non ci credeva e quasi stava per rifiutare, ma poi i suoi figli e suo marito l’hanno aiutata a intraprendere questo viaggio verso il Policlinico di Catania. Finalmente il trapianto, poi il risveglio accompagnato da emozioni contrastanti tra loro. M.G. racconta che per lei il trapianto è stato davvero un momento di rinascita. E’ grazie al trapianto che ha potuto riprendere la sua vita in mano e condurla nel modo più naturale possibile. A distanza di soli 7 mesi non è più costretta a prendere migliaia di pillole…9 erano solo quelle che le servivano per mantenere la pressione arteriosa sotto controllo e adesso, che non ne prende nemmeno una, se la ritrova perfettamente nella norma. Adesso è tornata ad essere moglie e mamma e a potersi prendere lei cura dei suoi cari e dell’angelo che vive in lei e con i quale si è creato un rapporto indissolubile, nonostante non lo avesse mai conosciuto prima. M.G. sottolinea più volte che il trapianto è vita… e’ permettere a qualcuno di rinascere.
    Un grazie a nome dell’associazione “ il dono di Francesco” onlus a M.G. e al suo angelo per aver reso possibile tutto questo e per averci trasmesso emozioni indescrivibili con questo racconto

  • Un cuore nuovo

    La mia storia ha avuto inizio all’età di 5 anni e mezzo, quando mi hanno diagnosticato il ventricolo destro a doppia uscita. Quindi hanno avuto inizio una serie di interventi per cercare di risolvere il problema. Dopo 3 interventi, la situazione sembrava essersi stabilizzata, ma nell’estate del 95 le cose sono peggiorate e l’8 agosto sono stato inserito nella lista d’attesa per il trapianto. Arrivato in condizioni pessime e dopo una prima chiamata andata male perché non compatibile, il 21 agosto del 95 finalmente è stato possibile effettuare il trapianto di cuore. Dopo 12 ore di intervento e 6 mesi di degenza ospedaliera, sono stato dimesso, ma sono dovuto rimanere a Roma x un anno. Dopo 90 giorni, un rigetto acuto mi ha costretto a ritornare in ospedale, ma fortunatamente l’ho superato subito e sono tornato a casa per ricominciare la mia vita normale. Sarò per sempre grato al mio angelo donatore del quale ad oggi non ne conosco l’identità. Ad agosto saranno 23 anni di trapianto e posso dire di essere davvero rinato e vi invito tutti a riflettere sulla donazione degli organi e sul fatto di dichiarare in vita la propria volontà perché ciascuno di noi può trovarsi nella posizione di dover scegliere di donare, ma soprattutto nella parte bisognosa di ricevere un organo.